Comunicato: I minori non devono avere minori diritti

Comunicato: I minori non devono avere minori diritti

Le scellerate scelte di questa giunta non devono ricadere sui minori e sui loro diritti.

 

Genova 18 febbraio 2015 – Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto): << Quando si tocca il settore sociosanitario sarebbe bene sapere dove e come agire. In questi casi parrebbe l’esatto contrario >>.

 

Una norma, una legge o una modifica legislativa dovrebbe semplificare e migliorare non confondere, peggiorare e complicare. Con l’introduzione del corso per “animatore socio educativo” l’assessore alle Politiche Sociali Lorena Rambaudi è riuscita a combinare un pasticcio di proporzioni epiche.

Prima di venire ai fatti ricostruiamo un passaggio: sino a ieri chi si occupava dalle problematiche caratteriali, psichiche e di inserimento dei minorenni era un educatore sociale, per essere definito tale ed accedere alla qualifica era necessario conseguire una laurea triennale o di I° livello, questa delicata professione che educa(va) i minori con problemi necessita(va) di una formazione superiore al semplice diploma. Da oggi non più, basta un diploma.

L’assessore Rambaudi ha pensato bene che le cose così non andassero più bene e ha istituito un nuovo requisito per esercitare questo delicato compito: quello di “animatore”. Per questo motivo ha istituito nel 2013 il corso di 800 educatori alla Is.For.Coop (l’agenzia di formazione Ligure) del valore di 2 milioni di €uro.

Tralasciando per un attimo il termine di animatore, che ci ricorda più il Fiorello del karaoke e non il professor Keating dell’attimo fuggente, concentriamoci sulle enormi incongruenze che questo scellerato requisito comportano.

Innanzitutto, come detto prima, per svolgere questo delicato compito sono necessarie delle competenze specifiche che solo percorso di studi post diploma consegna, mentre per avere la qualifica di “animatore” è sufficiente il diploma superiore. Quindi potresti avere la qualifica di “animatore”, ma non i requisiti per svolgerne la mansione.

Che cosa potrebbe accedere adesso? Che potremmo avere delle persone che hanno la qualifica, ma non l’abilitazione mentre quelle già abilitate in assenza della qualifica di “animatore” non possono operare.

Se questa incongruenza non fosse sufficiente, e per complicare ulteriormente le cose, il corso era per soli 800 posti disponibili, mentre gli operatori abilitati in Liguria sono circa 2.000. Resasi conto dell’errore l’assessore Rambaudi ha rimediato con un ulteriore corso, che però deve essere ancora definito dato che si aspetta i fondi europei. Comunque per altri 800 posti quindi ben 400 operatori abilitati non sono e non saranno in regola con il requisito di “animatore”.

Il risultato di quest’assurdità è la confusione totale: chi era abilitato non può svolgere la mansione se in assenza della qualifica di “animatore”, chi frequenta il corso per “animatore” non è detto che possa svolgere la mansione se non ha i requisiti di legge. E intanto i minori?

Ciliegina sulla torta, la normativa parla di “educatore professionale” e non di animatore; sarà quindi necessaria una sanatoria che equipari il titolo conseguito con quello di animatore.

Il risultato di questo pasticcio? 2 milioni di €uro dei cittadini Liguri spesi per non dare la certezza di un lavoro a chi lo cerca e per togliere la certezza del lavoro a chi lo ha, giocando poi sulla pelle di minori sfortunati o con dei problemi.

Si poteva fare meglio? Si! Era sufficiente una legge che normasse, in deroga alla legge nazionale, i titoli di stato in possesso dagli educatori già abilitati.

Assessore Rambaudi alle volte un po’ di buon senso evita sperpero di denari pubblici e confusione, sebbene non consenta di fare regali all’Is.For.Coop.

Quando la realtà superala fantasia. Se non fosse sufficiente quanto sopra, in materia sociosanitaria abbiamo assistito al capolavoro di burocrazia inutile e dannosa.

Le “Linee guida sugli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi e delle strutture per minorenni e nuclei genitore-bambino, in attuazione dell’articolo 30, comma 1, lettere A),B),C) ed E) della L.R. 9.04.2009, N. 6” approvate lo scorso 9 febbraio, a maggioranza, dalla Commissione Sanità contengono il compendio dell’assurdo.

Queste linee guida prevedono una procedura farraginosa che aumenta la burocrazia e mette paletti richiedendo specifici requisiti alle strutture ricettive cui si rivolgono. Queste strutture spesso sono attive per i soli mesi estivi e sono attivate nel territorio in base alle esigenze dello stesso, quindi potremmo definirle temporanee.

La prima stortura logica, che balza agli occhi, è che queste attività dovranno essere in possesso della DIA (denuncia di inizio attività) come accade per le aziende e dovranno essere messe a norma secondo parametri stringenti (ad esempio messa in sicurezza scale, vie d’uscita, ascensori ecc). Di fronte a questo si sarebbe portati a dire “bene, è una norma che vuole maggior sicurezza per i nostri figli, per i minori etc…” peccato che spesso queste attività, soprattutto quelle estive, si svolgano in edifici scolastici. Edifici che sono a loro volta in deroga poiché non possiedono i requisiti urbanistici necessari.

Queste mirabolanti linee guida chiedono, di fatto, la messa a norma di edifici che hanno ottenuto la deroga alla messa a norma? Si è così.

Forse la Commissione Sanità ha interpretato letteralmente il messaggio evangelico di Matteo: non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra. Ma il contesto era ben diverso, a meno che anche qui non si tratti di oboli verso non si sa bene chi.

Non si fermano qui le storture. Al punto 7 bis. delle Linee Guida si parla di  Comunità Educativa di accoglienza con interventi ad integrazione sociosanitaria (CEAS). Si tratta di comunità socio assistenziali che accolgono minorenni di norma fra i 6 e i 18 anni in carico ai Servizi Sociali. Si tratta di bambini e ragazzi con evidenti problemi psichici e comportamentali spesso dovuti a sofferenze di natura psicologica e fisica a seguito di violenze subite o assistite. Peccato che queste strutture ospitino solo il 20% dei minori che ne hanno bisogno.

Forse era più utile impegnarsi nell’ampliare queste strutture e non mettere paletti e norme inutili a strutture che non potranno ottemperare.

Sempre sull’argomento rilevo una mancanza colossale di programmazione nel merito de i minori stranieri non accompagnati, l’assessore Rambaudi ha aperto l’HUB minori appositamente per risolvere questo problema. Le modalità di affidamento non sono state trasparenti. Quasi si potrebbe affermare che abbiano seguito una logica clientelare al pari del fantomatico corso “ animatori” di cui sopra.

Per quanto riguarda la delibera sui servizi 0 – 3 anni (asili nido e servizi integrativi) occorre rilevare che la proposta di testo normativo si limita ad aggiungere “paletti” in un ambito che è già molto, forse eccessivamente, normato e non affronta la reale criticità del sistema nidi, ovvero la sua sostenibilità economica: molto nidi in Regione Liguria chiudono a causa del fatto che sempre più famiglie non possono permettersi di pagare le rette.

Gli esempi fatti qui, che sono reali, indicano chiaramente come vengono affrontati temi importanti e come le norme in questione creino un vulnus  non andando nella direzione dell’agire concretamente, migliorando, la vita dei cittadini Liguri.

Si spendono, inutilmente, denari dei contribuenti; si istituiscono corsi, e figure, che tolgono lavoro a chi ce l’ha e non lo danno a chi lo cerca; si chiedono regole a strutture in deroga; non si ampliano strutture di cui c’è necessità; si avallano modalità di affido non trasparenti e non si verifica la sostenibilità economica del sistema nido.

Questa maniera di governare è certamente più dannosa del non governare, ma qui torniamo in quel facciamo “ammuina” di cui parlo da tempo, dove azioni dannose nascondono incapacità, insipienza e distacco totale dalle necessità dei cittadini.