|
Gentile Direttore,
L’ISTAT ha reso noto venerdì scorso l’andamento dei principali indicatori demografici per l’anno 2011 nelle regioni italiane. Tra gli altri dati quello sulla speranza di vita alla nascita che esprime, sulla base delle condizioni di mortalità del momento, il numero di anni che un nuovo nato può sperare di vivere. In Liguria l’aspettativa di vita alla nascita per i maschi è di 79,1 anni e per le donne a 84, 1. La media italiana è rispettivamente di 79, 4 e 84,5. I dati della Liguria sono peggiori rispetto alla media nazionale, ma sono soprattutto peggiori di un anno circa rispetto alle principali regioni del centro Nord (Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Umbria, Marche) in cui l’aspettativa di vita supera gli 80 anni per gli uomini e gli 85 per le donne. In sintesi in Liguria, malgrado il clima, la bellezza dei luoghi, la tenuta del tessuto sociale, condizioni economiche migliori rispetto alla media nazionale, si campa e si può sperare di campare un anno in meno rispetto alle altre regioni del Nord. E’ l’ulteriore sintomo di una regione che non è in grado di “conoscersi” e di esprimere risposte adeguate per i propri cittadini e per gli anziani in particolare. Ricordo che la Liguria è la regione più vecchia d’Italia, ma anche quella in cui gli anziani hanno minore accesso alle cure ospedaliere (tassi di ospedalizzazione in ricovero ordinario sia per gli over 65 che per gli over 75), in cui gli anziani ricevono dal SSN la minore quantità di servizi residenziali extra ospedalieri (sia come numero di utenti, sia come giornate per utente), in cui gli anziani (a differenza di altre regioni del centro Nord) hanno un basso accesso alle altre forme di assistenza e non sono inclusi in programmi di assistenza pubblica odontoiatrica. E pensare che proprio per i suoi anziani -a cui forse non dedica tutte le attenzioni che meriterebbero- la Liguria riceve un quota di finanziamento statale superiore del 7% rispetto alla media nazionale e comunque significativamente maggiore rispetto ad altre regioni del Centro Nord. Le recenti determinazioni della Giunta regionale che ha raccomandato alle asl, al fine del contenimento dei costi di gestione, una ulteriore riduzione dei servizi di assistenza residenziale del 5% non fanno che peggiorare la situazione e infierire su chi (anziani e famiglie) non può -e non vuole- scendere in piazza, fare blocchi stradali, urlare per i propri diritti vilipesi. E’ il segno di una politica che si proclama progressista, ma che sa essere forte con i deboli e sempre più spesso si dimostra incapace non solo di avere una visione di lungo termine, ma anche di conoscere l’oggi (prove ne è che molte mie richieste di informativa giacciono senza risposte o non ricevono riscontri esaustivi) e di gestire il domani e il posdomani. Inutile sperare che qualche decina di milioni di Euro in più rastrellati a Roma oggi per gli anziani, domani per il trasporto pubblico e dopodomani per gli Erzelli aiuteranno a migliorare le cose. “Non c’è vento che tenga per il marinaio che non sa dove andare” (Lucio Anneo Seneca).
|